Atto 135

AUDIZIONE DEL 20 GENNAIO 2015 DELL’UNIONE SINDACALE DI BASE

ALL’11^ COMMISSIONE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA

LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE

 

Atto del Governo n. 135 (Schema di decreto legislativo in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati).

 

La Confederazione USB dichiara preliminarmente a codesta Commissione il totale contrasto e disaccordo con la legge 10 dicembre 2014 n, 183 da cui discende il presente atto del governo.

In particolare lo schema di decreto legislativo oggi all'esame di codesta Commissione, si pone in assoluta continuità con quanto disposto dalla Legge 28.06.2012 n° 92, meglio conosciuta come “Legge Fornero”, e che nello specifico all'articolo 2) manometteva le tutele ed i presidi dei lavoratori occupati, ovvero gli istituti della Cassa Integrazione Guadagni e della Mobilità, che andranno a scomparire definitivamente il 1 gennaio 2017, in nome di nuove ed originali forme di tutela universalistiche che sarebbero dovute essere introdotte - naturalmente in un secondo momento – nell'ambito del mercato del lavoro.

La stessa norma introduceva nell'ordinamento, in sostituzione della vecchia indennità di disoccupazione, la cosiddetta Assicurazione Sociale per perdita dell'Impiego (AspI) dei cui eventuali maggiori benefici per chi ha perduto suo malgrado il lavoro non è dato trovare le traccia.

Ora, con la delega che è stata inopportunamente concessa al governo con la legge 10 dicembre 2014 n, 183, il governo presenta all'esame di questa Commissione uno schema di decreto legislativo in cui nulla di universalistico è individuabile, ma, anzi, in cui la tutela per la perdita involontaria del proprio lavoro è commisurata nel diritto e nella durata alla storia recente, più o meno fortunata del soggetto e alla natura del contratto che il datore di lavoro ha imposto di sottoscrivere al lavoratore.

Uno schema di decreto legislativo dove gli stessi importi in cui si verrà a tradurre il sostegno dello Stato per la perdita involontaria del lavoro di un lavoratore saranno spesso inferiori a quelli che avrebbe goduto con l'ordinamento precedente.

Una tutela universalistica sarebbe l'introduzione nel nostro paese di forme di sostegno al reddito generalizzate, quali il salario sociale o il reddito di cittadinanza, forme largamente presenti nelle legislazioni dei paesi europei cui si ama fare riferimento per altri paralleli. Ma se ragioni economiche – che peraltro l'Unione Sindacale di Base non condivide e non riconosce - osterebbero all'introduzione nell'ordinamento dell'Italia di simili istituti, questo non ha impedito la rammentata manomissione delle tutele poste a difesa dei posti di lavoro.

L'Unione Sindacale di Base intravede in questa discrasia tra le affermazioni e la pratica che caratterizza e ha caratterizzato in maniera assolutamente bi-partisan gli interventi dei diversi governi che si sono succeduti, un disegno scellerato che punta a trasformare i lavoratori in niente più che merce in saldo nel supermercato del lavoro, da rottamare alla bisogna e da raccattare quando e se se ne ha la necessità alle condizioni imposte dal bisogno dei medesimi lavoratori.

Ma per entrare nel merito dello schema di decreto legislativo all'esame di codesta Commissione, l'Unione Sindacale di Base vuole rammentare che la Costituzione della Repubblica Italiana, all'articolo 38 dispone che “... I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria...”.

Codesta Commissioni ricordi, dunque, che i mezzi adeguati alle esigenze di vita del lavoratore involontariamente disoccupato non sono un'elargizione, non sono un'elemosina, sono un diritto e che lo Stato che fonda il proprio presupposto su quella Costituzione Repubblicana ha l'obbligo di porre in essere tutti gli strumenti opportuni e necessari a consentire il godimento di quel diritto.

Codesta Commissione, esaminando nel merito lo schema di decreto legislativo in argomento, non potrà che rilevare il palese contrasto del suo articolato con la norma costituzionale.

Ed in particolare.

Premesso che la cogenza imposta al lavoratore disoccupato per usufruire della Nuova Assicurazione Sociale per la perdita dell'Impiego (NASpI) o, nel caso si tratti evidentemente di un lavoratore che il governo giudica di serie “B”, della Indennità di Disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata (DISS-COLL), la cogenza è tale da garantire che il permanere nella condizione di disoccupazione non sia imputabile alla volontà del lavoratore, il regime per il quale a partire dal primo giorno del quarto mese di disoccupazione l'indennità viene decurtata del 3% al mese è illogica, punitiva ed ingiustificata.

E' infatti col permanere dello stato di disoccupazione che si andranno progressivamente ad erodere gli eventuali risparmi a cui può fare ricorso il lavoratore che abbia perso il lavoro e dunque sarà comunque nel momento di maggiore necessità che quello stesso lavoratore si vedrà ridurre l'effettivo importo del sostegno al reddito che si manifesterà in maniera inversamente proporzionale all'aumentare delle necessità.

E non ci si lascia ingannare dall'apparente esiguità di quel 3%.

Per il reddito preso a base e che dovrà essere rivalutato ogni anno sulla base degli indici Istat del costo della vita per le famiglie di operai ed impiegati, ovvero per un reddito di 1195,00 euro, l'indennità lorda sarà inizialmente 896,35 €uro per arrivare se si ha la ventura di utilizzare tutte e 78 le settimane di copertura ad un'indennità lorda di 567,55 euro che rappresenta il 47,49% del reddito di cui si godeva al momento della perdita del lavoro.

Se si prende ad esame un reddito di 1500 euro lordi – e la stragrande maggioranza dei lavoratori entra in questo range - l'indennità lorda sarà inizialmente 972,50 euro per arrivare, sempre se si utilizzano tutte e 78 le settimane, ad un'indennità lorda di 615,84 euro che rappresenta il 41,06% del reddito di cui si godeva al momento della perdita del lavoro.

Tutto questo sul baratro del nulla successivo, quando, cessata la NASpI, al disoccupato non resterà che la carità.

Ma l'elemento che l'Unione Sindacale di Base giudica più grave e che nega alla radice ogni presunta universalità dei nuovi istituti, che contraddice quella pretesa estensione delle tutele sul mercato del lavoro in cambio della cancellazione delle tutele sul posto di lavoro, è l'eliminazione stessa dell'idea di una tutela di natura previdenziale, di una tutela, cioè, che nei limiti del possibile era volta a garantire un diritto sancito dalla Costituzione Repubblicana a tutti i lavoratori con un minimo di passato lavorativo.

Con l'introduzione della NASpI e della DIS-COLL, lo schema di decreto legislativo all'esame di codesta Commissione, cancella la natura previdenziale, pubblica, del sostegno al reddito del lavoratore involontariamente disoccupato.

Reperire le risorse necessarie a garantire questo diritto sancito dalla Costituzione Repubblicana, cessa anche formalmente (sono sempre state imprese e lavoratori a coprire i costi dell'indennità di disoccupazione) di essere un problema dello Stato per divenire un fatto privato, legato alle condizione ed alla storia del singolo lavoratore.

Diviene un problema di natura assicurativa, in cui il “premio” sono le settimane che si ha la ventura di lavorare nei periodi precedenti allo stato di disoccupazione e la prestazione è direttamente e proporzionalmente commisurata nella misura e nella copertura temporale al premio “pagato”.

Certo, per il momento questa assicurazione – del resto è così che viene definita – è gestita dall'INPS, ma d'altra parte, con le nuove cosiddette “tutele crescenti” introdotte con la stessa legge delega 10 dicembre 2014 n, 183, quale assicurazione privata si assumerebbe il rischio della disoccupazione di un lavoratore italiano? E con quale premio?

E' per queste ragioni che l'Unione Sindacale di Base invita questa Commissione ed al Senato della Repubblica ad esprimere un parere negativo all'Atto del Governo oggi all'esame.

 

Copyright © All Rights Reserved