il piede e l'orma

IL PAESE DEGLI UOMINI INTEGRI

e il belpaese

“E’ morto Sankara, un presidente non come gli altri.

Il suo governo è stato forse un incidente della storia.

Però, un incidente felice”.

Sennen Andriamirado

(giornalista malgascio)

 

 

E’ luglio ad Addis Abbeba, quando, nel 1987 Thomas Sankara, presidente da quattro anni del Burkina Faso, uno dei paesi più poveri della Terra, prende la parola al Summit dei capi di Stato.

Thomas è un capo di Stato molto particolare.

Aveva detto:

 

“Non possiamo essere la classe dirigente ricca in un Paese povero”

 

e va al lavoro in bicicletta, fa viaggiare i suoi ministri con la Renault 4 e, per i viaggi di Stato, fa l’”aereostop” chiedendo passaggi sugli aerei degli altri capi di Stato.

Ha tagliato al governo gli stipendi e tutti i privilegi.

Ha cambiato il nome del paese da “Alto Volta” a “Burkina Faso” che in moré e dioula – le lingue dei burkinabé - significa paese degli uomini integri. Ha cambiato la vita alle donne del paese.

Ma soprattutto, in quattro anni, è riuscito a garantire due pasti e dieci litri di acqua al giorno ad ognuno dei sette milioni di burkinabé.

Questa è stata la sua rivoluzione, la rivoluzione di chi soleva ripetere:

 

“Quante volte i miei fratelli e io abbiamo cercato qualcosa da mangiare nelle pattumiere dell’Hotel Indépendance!”

 

E’ novembre a Roma, quando nel 2011 Mario Monti, commissario europeo dal 1995 al 2004, è nominato primo ministro dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.

Mario è un primo ministro molto particolare.

E’ un uomo sobrio, viaggia in treno (anche se un viaggio di sola andata Roma Milano in classe executive costa 200 euro), veste in loden, non si circonda di nani, ballerine e mangiafuoco.

Ma nel suo governo il più povero ha un reddito di 500.000 euro l’anno.

Non ha tagliato né stipendi, né privilegi, né al governo, né al Parlamento.

Ma in cinque mesi è riuscito a tagliare le pensioni e ad innalzare l’età della pensione ai massimi d’Europa. Ha ridotto il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici e scatenato l’aumento dei prezzi con le “accise” sui carburanti e l’aumento dell’IVA. Non ha introdotto nessuna patrimoniale per far pagare i ricchi, ma in compenso ha introdotto l’IMU sulla casa.

Se l’è presa con tassisti, benzinai, farmacisti, ha ordinato, nonostante che il 57% dei cittadini italiani il 12 e 13 luglio 2011 abbiano deciso il contrario, che i servizi pubblichi locali debbano essere gestiti dai privati.

Ha deciso che i lavoratori italiani possano essere licenziati senza giusta causa o giustificato motivo, che le imprese possano dismettere una persona di carne e sangue come un macchinario vecchio, pagando al massimo una quota per lo smaltimento del rifiuto.

 

Il Burkina Faso non è solo uno dei paesi più poveri della terra, in guerra con il deserto che ogni anno avanza di sette chilometri sottraendo ad una popolazione allo stremo la sua magra terra.

E’ anche un paese pesantemente indebitato con l’occidente.

I francesi se ne sono andati agli inizi degli anni ’60, ma le politiche coloniali, grazie ai compiacenti governi post coloniali, non sono mai cessate.

Su questo Sankara ha idee chiarissime:

 

“Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa.”

 

Ed allora affermava:

 

“Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità”.

 

Per Sankara sono chiare le responsabilità delle banche d’affari, dei grandi potentati economici e di istituzioni economiche niente affatto democratiche come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Sono così chiare che gli lasciano affermare:

“Non c’è salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci per anni”

 

L’Italia è un paese ricco, ma ha un grande debito pubblico. Lo hanno anche - e maggiore - gli Usa ed il Giappone (200% del p.i.l.). Ma l’Italia è nell’Unione Europea che non è governata da un governo democraticamente eletto dai cittadini, ma da una banca, la BCE, che non risponde ai governi ma a quegli stessi organismi economici e finanziari che per decenni hanno venduto, prima al quarto, poi al terzo ed ora al primo mondo, lo stesso “modello”.

Non importa se il debito pubblico dell’Italia non l’abbiano fatto i cittadini, non importa se questo debito sia stato accresciuto dalla “paccata” di miliardi regalati per salvare la banche, non importa se ora sono quelle stesse banche che speculano sui debiti sovrani.

Quello che importa è sacrificare ai nuovi dei dell’Olimpo di Wall Street, evitarne l’ira e gli strali, immolare il popolo bue sull’altare dello “spread”.

 

E’ dunque luglio ad Addis Abbeba quando Thomas Sankara prende la parola.

E’ un discorso contro la guerra e le spese militari con Sankara, militare (la sua famiglia non aveva altra possibilità per farlo studiare) che afferma:

 

“Ci sentiamo una persona sola con il malato che ansiosamente scruta l’orizzonte di una scienza monopolizzata dai mercanti di armi …. Quanto l’umanità spreca in spese per gli armamenti a scapito della pace!”

 

Ma è soprattutto un discorso in difesa del suo popolo e della giustizia

“Il problema del debito va analizzato prima di tutto partendo dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato il denaro sono gli stessi che ci hanno colonizzato […] Sono i colonizzatori che hanno indebitato l'Africa presso i finanziatori, i loro fratelli e i loro cugini. Noi siamo estranei a questo debito, dunque non possiamo pagarlo.

Il debito è anche legato al neocolonialismo dove i colonizzatori si sono trasformati in “assistenti tecnici”, o dovremmo dire assassini tecnici, e sono loro che ci hanno proposto dei meccanismi di finanziamento, dei finanziatori. Questi finanziatori ci sono stati consigliati, raccomandati.

Ci hanno presentato dei dossier e delle montature finanziarie allettanti […] Per decenni ci hanno indotto a compromettere i nostri popoli. Il debito nella sua forma attuale è una riconquista saggiamente organizzata dell'Africa, affinché la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a regole che ci sono del tutto estranee, facendo in modo che ciascuno di noi diventi finanziariamente schiavo […]

Ci viene detto di rimborsare il debito. Ma non si tratta di una questione morale: qui non è in gioco un preteso “onore” di rimborsare o di non rimborsare […] Il debito non può essere rimborsato prima di tutto perché, se noi non paghiamo, i nostri finanziatori non moriranno. Possiamo esserne certi. Al contrario, se paghiamo, saremo noi a morire, possiamo esserne altrettanto certi”.

Quelli che ci hanno portato all'indebitamento hanno giocato come al casinò: finché ci guadagnavano, andava tutto bene; adesso che perdono esigono il rimborso. E si parla di crisi. No, Signor Presidente, loro hanno giocato e hanno perso. Questa è la regola di gioco. E la vita continua. […]

Non possiamo rimborsare il debito perché non ne siamo responsabili. Non possiamo pagare il debito perché sono gli altri che hanno nei nostri confronti un debito che le più grandi ricchezze non potranno mai pagare. E' il nostro sangue che è stato versato.[...]

Oggi ci viene chiesto di essere complici nella ricerca di un equilibrio: equilibrio in favore di chi ha il potere finanziario; equilibrio a scapito delle nostre masse popolari. No! Noi non possiamo essere complici. No, non possiamo accompagnare coloro che succhiano il sangue dei nostri popoli e che vivono del sudore dei nostri popoli. Non possiamo accompagnare il loro passo assassino. […]

Non possiamo accettare la loro morale, non possiamo accettare che ci parlino di dignità e di merito per quelli che pagano e di perdita di fiducia per quelli che non pagheranno. Dobbiamo al contrario riconoscere che i più grandi ladri sono i più ricchi. [...]

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Il 15 ottobre 1987 - è un giovedì - Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso, viene assassinato.

Il suo assassino, Blaise Compaoré, suo vice e “amico fraterno”, si nomina presidente e il Burkina Faso ripiomba nella miseria più nera.

Le banche, la finanza internazionale, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, sentitamente ringraziano.

 

Il 15 aprile 2012 – è una domenica – Mario Monti, primo ministro della Repubblica Italiana, gode di ottimai salute. Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica che lo ha nominato, è pienamente soddisfatto del suo operato.

Le banche, la finanza internazionale, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, sentitamente ringraziano.

 

In Burkina Faso, tra il popolo qualcuno sostiene che Sankara non sia morto (il suo corpo non è mai stato ritrovato).

Del resto a chi, dopo il discorso di Addis Abbeba, gli faceva notare di aver messo la sua vita a rischio rispondeva che tra i burkinabé c’erano altri sette milioni di Sankara.

 

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